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BELLISSIMA
SCULTURA IN BRONZO PATINATO DI GIOVANE POPOLANA FIRMATA GEMITO,
SCULTORE NAPOLETANO DI GRANDE FASCINO. cm 37x28 firmata sulla spalla
destra, Base in marmo grigio
Biografia
Il Giocatore di carte (1868, galleria nazionale di Capodimonte)
Il Pescatorello (museo civico di Castel Nuovo)
Giuseppe venduto dai fratelli, galleria dell'Accademia di Napoli
Vincenzo Gemito nacque in una famiglia povera, figlio di un
taglialegna. Il giorno dopo la sua nascita la madre lo consegnò ad un
orfanotrofio (l'orfanotrofio dell'Annunziata), dove visse per alcuni
anni con altri orfani e dove gli fu assegnato il nome "Genito", poi
trasformatosi in "Gemito" nei registri della struttura.
Nel giugno del 1862 fu adottato da una famiglia che aveva di recente
perso un bambino. Il padre era un artigiano e il giovane Vincenzo
cominciò presto ad assaporare i confini di pittura e scultura. Iniziò
la sua attività nella bottega di Emmanuele Caggiano, scultore di gusto
accademico, adoperando i gessi di costui e facendo semplici ritratti,
ed in seguito fu allievo di Stanislao Lista. Antiaccademico per
istinto, lasciò presto il maestro per lavorare con il coetaneo Antonio
Mancini e tentare la strada del verismo. Con la sua prima opera
importante, Il giocatore (1868, oggi al Museo di Capodimonte a Napoli),
partecipò alla I Esposizione della Promotrice; negli stessi anni eseguì
in creta una serie di bustini e figurette di mendicanti e popolani,
proponendosi di fermare con immediatezza le metamorfosi del reale.
Busti del 1872-73 oggi alla galleria dell'Accademia di Napoli. Da
sinistra a destra: Giuseppe Verdi, Domenico Morelli, Mariano Fortuny e
Ritratto di donna.
Anche nei ritratti eseguiti nel 1872-73 seppe cogliere, il carattere
del personaggio: da Morelli a Verdi, da Mariano Fortuny a Michetti.
Quest'ultimo ritratto andò al salone di Parigi del 1878, mentre al
salone dell'anno successivo Il Pescatorello, di cui esistono diverse
versioni tra le quali quella del museo del Bargello di Firenze, del
museo civico di Castel Nuovo e della galleria dell'Accademia di Napoli
databile 1935, ottenne un successo straordinario, tanto da indurre
Gemito a fermarsi a lavorare per l'Esposizione Universale. Là egli
ritrasse i maggiori personaggi del tempo, fra cui il pittore
Jean-Louis-Ernest Meissonier.
Tornato a Napoli nel 1880, vi eseguì nel 1885 una copia dal Narciso del
Museo Nazionale, prova del suo continuo avvicinamento ai classici,
rivissuti come esempi vitali di realismo.
Nel 1887 gli fu commissionata una statua di marmo di Carlo V, eretta
all'esterno del Palazzo reale di Napoli. Il marmo era il materiale meno
amato da Gemito, e il risultato del lavoro fu, per parere suo ma anche
delle critiche, al di sotto delle sue capacità. Gemito soffrì un crollo
mentale e si recluse in un appartamento di una stanza, oltre a
trascorrere periodi di degenza in ospedale psichiatrico.
Giovanetto con arco (1908-09)
Rimanendo recluso, per i successivi 21 anni produsse soltanto disegni,
in particolar modo nudi maschili, finché nel 1909 riprese a scolpire.
Si diede a frequentare di nuovo i musei, come dimostra la sua
accuratissima produzione. Questa sua fase artistica è stata, infatti,
tra le più apprezzate dai critici moderni e contemporanei.
Negli ultimi anni, Gemito si diede all'oreficeria in oro e argento, e
tali sue opere, intricate e delicate, sono oggi molto ammirate.
Nel 1952 l'Italia ha emesso un francobollo per commemorarne il
centenario della nascita.
Bibliografia